(Musica) Recensione: Misfits – Walk Among Us
I cantori disadattati dei B-Movie
Nell’anno domini 1981, il grande fenomeno punk aveva intrapreso diverse vie nell’underground degli Stati Uniti e del Regno Unito, generalmente basate su una fusione ed estremizzazione dei due grandi pilastri delle rispettive nazioni: Ramones e Sex Pistols, che rappresentavano due modi diversi di intendere il proprio genere. Grezzi, rapidi nei ritmi, adolescenziali e disimpegnati i primi; più teatrali e lenti, leggermente più puliti nel suono e politicamente più “impegnati” (anche se si trattava naturalmente di una provocazione “demagogica”) i secondi.
Gli statunitensi Misfits, formatisi nello stesso
anno in cui i Sex Pistols pubblicarono il loro primo e unico album Never
Mind the Bollocks Here's the Sex Pistols e i Ramones pubblicarono il loro
capolavoro Rocket to Russia; partono prevalentemente dagli insegnamenti
dei Ramones, di cui hanno estremizzato il contrasto già presente in loro tra
strumentali potenti, grezzi e velocissime con un cantato fortemente caciarone e
adolescenziale, non tanto nel timbro del cantante Glenn
Danzig quanto nei coretti degni di
una massa di testosterone in un pullman che intona inni per passare il tempo.
I Misfits hanno portato un immaginario estetico che gli
ha conferito la nomea di essere la prima band dell'Horror Punk: genere
che esiste solo a livello di contenuto e non di suono, ma che li hanno resi
seminali perlomeno nel contesto Punk puro/Hardcore Punk del tempo e assimilabile al massimo al
metal di cui pubblico riuscì “stranamente” ad appassionarsi a questi quattro
divertenti scappati di casa che si vestivano, truccavano come dei metallari
mancati ma che avevano personalità anche in quel contesto, avendo inventato la
cresta all’ingiù chiamata “Devilock” per la somiglianza con certe
rappresentazioni del diavolo. L’affinità con quel genere tradizionalmente visto
come una sorta di rivale si vede anche dall’omonimo gruppo formato da Danzig
dopo il distacco dalla band, che cambia il genere per percorrere strade heavy
metal.
In Walk Among Us: il loro disco più famoso uscito
nel 1981, i Misfits più che ricordare l’oscurità
avvolgente di certi horror, possono essere paragonati a quelli più scanzonati e
un po’ pulp, come certi slasher/commedie teen, proprio per quella veste grezza,
disimpegnata e naïf, non priva di una certa ironia.
L’accostamento
di queste caratteristiche apparentemente poste agli antipodi potrebbe dare
l’idea di una ruffianata commerciale, fatta per annacquare l’hardcore punk in
modo da portarla al mainstream, ma il disco presenta comunque alcune
caratteristiche più “coraggiose” e poco concilianti come le tematiche dei testi legate a mostri, omicidi e in alcuni
casi anche all’occulto e la droga, tutte caratteristiche che hanno
reso la band "unica" nella scena.
Il
disimpegno e l’immaginario da “proto-nerd” avrebbe potuto sicuramente essere
poco apprezzato da certe frange del punk o al peggio considerato una sorta di
bestemmia.
Non si tratta insomma di
contenuti alti o di una disamina sociale, ma di certo la band è riuscita a non
rendere la cosa invalidante evitando di prendersi sul serio e battendo un
percorso inusitato che anche a posteriori li ha resi memorabili per i fan della
scena punk dei tempi d’oro.
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| I Misfits nei primi anni |
In altre
parole, i Misfits sono dei fan dei b-movie
horror e fantascientifici che si sono approcciati con una certa leggerezza ad
un certo tipo di suono, di moda e di cinema per i suoi pregi estetici e di
intrattenimento piuttosto che “per ciò che rappresenta”, togliendone
quell’aura di seriosità e nichilismo, in un momento storico in cui il punk con
la scena hardcore stava ormai lavorando al contrario per una radicalizzazione
dei temi sociali dei Clash e dei Sex Pistols.
Fare
un’analisi traccia per traccia di Walk Among Us sarebbe naturalmente ridondante
e noioso, data la ripetitività di un disco che riesce però, anche grazie alla
sua grande brevità, a non risultare seccante alla lunga (sebbene non manchino i
filler come le kitsch Nike-A-Go-Go e Braineaters), cambiando in una certa misura
velocità, riff e temi dei testi.
Vale però la
pena di descrivere alcuni dei pezzi più distintivi del disco, come I Turned into a Martian: uno dei pochi pezzi a trattare
temi fantascientifici (la
trasformazione inaspettata in un alieno, con conseguente amnesia) e a mettere
sezioni lunghe di chitarra (quasi un assolo), All
Hell Breaks Loose è uno dei pezzi
dove il chitarrismo dai toni incalzanti è più radicato nella tradizione
hardcore, fino a ricordare persino i Germs e i Dead Kennedys, con
un testo che fa quasi da sintesi dell’estetica del disco, come ci si
aspetterebbe per un film “Misfitsiano”, parla del desiderio di “scatenare
l’inferno” tramite squartamenti in una sala da ballo rock, sicuramente uno dei
pezzi migliori del disco.
Mommy
Can I Go Out and Kill Tonight è l’unico
pezzo suonato live del disco, con un Glenn Danzig che qui canta in maniera
particolarmente rapida e ritmica, quasi rappata e, con una sporcizia e una
spigolosità da registrazione non sovraprodotta che per cattiveria sonora
avrebbe giovato a tutto il disco se fosse stata usata in massa, a questi pregi
si aggiungono una potenza e una velocità che lo rendono il pezzo più hardcore
punk “puro” del disco.
Night
of The Living Dead è uno dei
pezzi più stranianti, poiché per la citazione all’omonimo film di Romero e il
testo che parla di disumanizzazione, dovrebbe essere una delle più austere di
Walk Among Us e invece è piena di “oooh” coristici anche più del solito, sembra
più che una canzone sugli zombie un inno da cantare a festa tra amici.
Devils
Whorehouse
è forse l’unico pezzo con
un suono sordido nella forma oltre che nel contenuto, grazie al suo incedere chitarristico vagamente morboso e oscuro, quasi
thriller che comunque viene
alternato dal solito mood frivolo di Danzig, con un testo di argomento sessuale
e satanico.
In
conclusione, Walk Among Us è un buon disco anche se non il loro migliore in
assoluto, ma rende evidente che i Misfits usano
la musica come un modo per sublimare e rendere inoffensivi impulsi adrenalinici
e "proibiti", fuori dalla tediosa morigeratezza della quotidianità e
da sterili moralismi, un approccio frequente soprattutto nel Metal e
che nel Punk era comunque presente ma un po' meno viscerale e più legato ad un
messaggio e con lo scopo di distrarre da una forma di disillusione “da strada”
che i Misfits, autoproclamatisi "disadattati" nell'idioma inglese,
hanno incorporato nei loro pezzi, come l’altro lato della medaglia
dell’evasione nei brividi “proibiti” dell’horror e del piacere della musica
grintosa.




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