(Letteratura) Recensione: Io Sono Leggenda di Richard Matheson
E se il
vampiro non fosse l’eccezione sovrannaturale che rompe le regole dell'ordinario
mondo civile, ma fosse un umano l’eccezione in un mondo di vampiri? È questa la
premessa di Io Sono Leggenda: un romanzo profondamente seminale dello
statunitense Richard Matheson, che è stato influente anche nel cinema, non solo
per quella deludente trasposizione omonima, ma anche per opere come La Notte
dei Morti Viventi di George A. Romero che, paradossalmente, ne ha colto lo
spirito più dell’altro film nonostante fosse stato solo liberamente ispirato.
Pubblicato nel 1954, il libro rientra in una lunga tradizione di fusione tra horror e fantascienza che è iniziata con la fantascienza stessa, cioè nel 1818 con Frankenstein di Mary Shelley.
Questo aspetto è importante sia perché si ricollega con la mentalità fortemente indipendente e sprezzante delle limitazioni di genere che aveva Matheson, sia perché questa fusione permette di decostruire e rinnovare la figura del vampiro, dandogli un’impronta meno mistica e gotica a favore di una veste più scientifica, prosaica e a tratti persino miserabile e indifesa, temibile più per la superiorità di numero che per il crudele acume.
Il protagonista: Robert è un trentaseienne con un aspetto da vichingo ed è barricato in casa per proteggersi da un’epidemia apparentemente incontrastabile che ha decimato la popolazione, trasformandola in vampiri divisi tra individui "rinati" dalla morte per mezzo dell’infezione ma incoscienti ed animaleschi insieme a vampiri “vivi”, assetati di sangue ma presumibilmente dotati di qualche forma di raziocinio. Egli deve cercare di sopravvivere in questo mondo crudele e cercare informazioni per poter rompere lo status quo.
L’atmosfera del libro è opprimente e post-apocalittica, sentiamo la monotonia della vita di solitudine a cui il protagonista è relegato e per questo la prima parte, che descrive il suo stile di vita tetro è per forza di cose la più lenta e meno intrattenente.
Il libro è però eccellente sia nel sopperire almeno in buona parte a questa fatica iniziale, economizzando lo spazio scritto, sia perché costruisce l’attaccamento emotivo nei confronti di Robert. Diventiamo partecipi della posta in gioco che c’è in ballo, per il suo rischio di morire ma soprattutto per la determinazione di cambiare lo status quo, comprendiamo bene cosa significa vivere in questo stato e capiamo anche perché sia stato proprio lui ad essere l’unico apparente sopravvissuto.
Da qui parte un flusso di informazioni praticamente perfetto poiché connaturato con i pensieri del protagonista, dei suoi ragionamenti e delle sue scoperte piuttosto che dalla sola necessità del narratore di farci conoscere informazioni essenziali. Ci viene narrata la storia del protagonista prima dell’ “apocalisse” man mano che lui ripensa ad un passato doloroso al quale non vuole pensare ma che inevitabilmente ritorna “da solo”.
Ci vengono narrate le ricerche e i ragionamenti di Robert, che ci forniranno spiegazioni scientifiche che riescono a dare l’illusione di essere plausibili (Matheson doveva avere grandi conoscenze personali di biologia), esaltando una delle peculiarità, dei migliori punti di forza della fantascienza e più in generale del potenziale della letteratura di creare piacevoli bugie contemplate nel patto lettore-narratore.
Questa
rassegna scientifica sui vampiri rilegge e reinterpreta anche alcuni luoghi
comuni del folklore, attribuendo ad esempio la paura delle croci ad una
questione psicologica, causata da traumi indotti da una folta campagna
religiosa di odio e di semplificazione della realtà.
Viene dunque fatta una distinzione basata sull’ambiente sociale in cui si è, sfruttando ad esempio una Torah per allontanare un vampiro di origini ebraiche e tutti questi aspetti compongono una critica importante al fanatismo religioso e ai media scandalistici, mostrandoci che in fondo il lavaggio del cervello non parte solo dalla malattia, ma prima di tutto dall’uomo, che si fa più pericoloso dei mostri e che è causa della sua stessa rovina, tema questo che partiva già da Mary Shelley ma di cui Matheson ha moltiplicato la portata a livello sociale e di fusione tra mostri e umani.
Io Sono Leggenda eleva l’ambizione e il livello letterario di filoni che sono stati spesso trattati in maniera superficiale rispetto al loro potenziale reale da molti scrittori e registi stessi che vi rientravano con le proprie opere.
Ma oltre alla
riflessione critica sull’umanità e sulla rilettura originale di certi tropi, il
libro è anche una storia psicologica, che oltre a stimolare il brainstorming
stimola il cuore, con un protagonista memorabile e sfaccettato, combattuto tra
forzata indolenza “da duro” e il timore di ritornare a provare sentimenti e
ricordi in un ambiente che vuole forzarlo a farlo vivere sempre nel presente,
tra odio violento e compassione nei confronti dei nemici. Robert è sia una
singolarità distinta e riconoscibile per le sue peculiarità, sia un archetipo
che riassume l’umanità tutta.



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