I Miei Film Preferiti del 2022 (Date Italiane)
La scelta dei
film è come sempre soggettiva, le posizioni sono in ordine di gradimento dalla
migliore alla peggiore. Spero vi piaccia.
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1) Crimes of the Future di David Cronenberg
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| Generi: Body Horror e Noir Fantascientifico; paese del regista: Canada; paesi di produzione: Canada, Francia e Grecia; distribuzione: Festival di Cannes del 2022 e Cinema |
Le cose eclatanti di Crimes of the Future sono tante, ma soprattutto la capacità di ispirarsi al passato senza risultare vecchio, la volontaria perversità filosofica finalizzata a scombussolare i nostri principi estetici in una piccola antropologia del futuro, l’atmosfera fatiscente e spettrale, il design degli oggetti biomeccanici, semplici e fatti con poco budget ma belli, capaci di veicolare concetti. Straordinario è l’approccio di mostrare un orrore che è verso di noi piuttosto che verso i protagonisti, abituati alle dinamiche di questa società, ma anche la volontà di sfruttare la novità fantascientifica per fini concettuali di un’arte dentro l’arte, come disciplina che dà un senso alla realtà piuttosto che levarla ad una trama di tensione e azione, che caratterizzava tutti gli altri film Cronenberghiani fantascientifici. Un capolavoro allucinante, filosofico e visionario, dove tutto è funzionale ai concetti.
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2) Nostalgia di Mario Martone

Generi: Drammatico e Mafia; paese del regista: Italia; paesi di produzione: Italia e Francia; distribuzione: Festival di Cannes del 2022, Cinema e Amazon Prime Video
Nostalgia gioca sul contrasto tra un rione Sanità attraente e un rione Sanità scapestrato, con cittadini umili, che si conoscono tutti tra di loro come se abitassero in un paesino, il tutto mostrato con una fotografia magistrale, basata su campi lunghi e ristrette inquadrature domestiche. Persino Don Luigi: un prete idealista che vive tra e per la gente ci sembra una persona più disincantata e cinica, in contrasto con la sognante ingenuità del protagonista. A brillare è la caratterizzazione di Favino e i suoi contrasti tra alterità immersione nella comunità, tra negligenza e generosità e quella di Oreste che ci viene mostrato come un malfattore di quartiere, con gli stessi problemi di trascuratezza e squallore della gente comune, diverso solo per la moralità e la posizione di potere. Un capolavoro lirico e cinico allo stesso tempo.
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3) Esterno Notte di Marco Bellocchio

Generi: Dramma Storico e Biografico; paese del regista: Italia; paesi di produzione: Italia e Francia; distribuzione: Festival di Cannes del 2022, Cinema, Raiplay e Netflix
Esterno Notte, considerato come un film e come una serie tv allo stesso tempo,
tratta del rapimento di Aldo Moro da parte delle brigate rosse, con un’analisi
dei comportamenti interni alla Democrazia Cristiana oltre che del movimento
terrorista.
Bellocchio è riuscito a rappresentare con grande versatilità un po’ tutte le
parti coinvolte: le divisioni nelle BR tra chi vuole la rivoluzione e chi non
ci crede ma ammazza per “morire da eroe” e togliere di mezzo qualche
personaggio odiato, ma anche nella DC ad esempio con Cossiga: uno dei
personaggi caratterizzati meglio che vorrebbe liberare Moro ma c’è sempre
l’ombra dell’ opportunismo conformista che grava sui suoi pianti, oppure il
papa che sembra desideroso di salvare Moro ma non accetta lo scambio di
prigionieri.
È descritta persino la quotidianità della famiglia Moro, con il pietismo e
l’ipocrisia che subiva ogni giorno, i vari modi dei figli di reagire al
problema. Gli unici appunti sono un po’ la lentezza del primo episodio e il
fatto che ci sarebbe stato bisogno di più focalizzazione ad esempio su
Andreotti di cui l’aura si sentiva sempre ma era criptica, ma per il resto è un
gran film che lascia un senso di frustrazione per la realtà del nostro passato.
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4) Blonde di Andrew Dominik
Blonde è preso dall’omonimo libro di Joyce Carol Oates: una sorta di biografia di Marylin Monroe, che decostruisce la sua immagine di donna solare, allegra e amabile, andando a fondo in ciò che ha dovuto subire nella vita da parte di registi sfruttatori, da parte di chi la utilizzava solo per l’immagine piuttosto che per il suo carattere e le sue doti recitative. L’esperienza di vita dell’attrice qui si fa astratta dalla sua esperienza per diventare parte di una dura critica al sistema-Hollywood e ai suoi problemi.
E dato lo stile molto espressionistico, che attua una deformazione delle dinamiche della protagonista e delle inquadrature, il film è stato accusato di non voler nobilitare Marylin Monroe ma di mostrarla solo dal punto di vista di chi la abusa, cioè come un oggetto. La realtà è però più complessa di così e, se il film comunica il fatto che si sia voluto dare molto più spazio per coerenza alla narrazione di uno sfruttamento, l’empatia sorge anche dal mostrare gli aspetti positivi della donna come la semplicità, la gentilezza, la capacità di resistere per molti anni ad un mondo disumanizzante, di essere una donna colta e intelligente, molto più di quanto sembri anche nei personaggi che interpreta. Insomma un gran film postmoderno e ardito, criticato più per motivi ideologici che per altro.
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5) Everything Everywhere All At Once di Daniel Kwan e Daniel Scheinert
Everything Everywhere All At Once è per alcuni aspetti il coronamento di tanti
tentativi di rappresentare il multiverso nel cinema, come Mr.Nobody e gli
ultimi film della Marvel. La storia tratta infatti parla di cosa succederebbe
se una famiglia cinese comune che dirige una Lavanderia negli Stati Uniti
finisse per fare accesso tramite una tecnologia alle varie versioni di sé dei
vari universi: versioni nate a causa di scelte diverse fatte della vita, che
possono ad esempio portarla a diventare maestra di kung-fu oppure una diva del
cinema; grazie all’invenzione è capace soddisfacendo delle condizioni di
acquisire le abilità e le conoscenze di queste altre versioni.
Generi: Fantascienza, Commedia dell’ Assurdo e Azione; paese dei registi: Stati Uniti d’America; paese di produzione: Stati Uniti d’America; distribuzione: Cinema
Il tutto funziona sì come un pretesto per immergersi nella meraviglia delle
varie possibilità, per l’azione surreale, ma è anche una sorta di allegoria sul
riscatto, una riflessione su futuri possibili ma anche sul proprio passato e
sulle proprie responsabilità, su come attraverso la riflessione astratta verso
altri scenari ipotetici da portare nella realtà o evitare si possa cambiare la
propria vita in positivo, cosa che è decisamente pertinente anche alla nostra
realtà. Insomma un gran film con una struttura in apparenza caotica e tutt’altro
che lineare ma che è equilibrata da una semplicità di fondo dei messaggi.
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6) Pinocchio di Guillermo Del Toro
Pinocchio di Guillermo del Toro è un gran film molto coraggioso nei cambiamenti
netti che attua sulla favola originale, ma che allo stesso tempo non dà la
sensazione di essere traditi perché mantiene pienamente lo spirito originale,
allo stesso tempo dando per alcuni aspetti qualcosa di nuovo. Una storia
ambientata in epoca fascista che parte da un Geppetto ubriaco e triste per la
morte del figlioletto Carlo e che crea Pinocchio come una sorta di surrogato
che non immaginava fosse portato poi in vita dalla fata turchina (qui lo
spirito del bosco).
Generi: Fantasy Fiabesco e Animazione Stop Motion; paese del regista: Messico, paesi di produzione: Messico e Stati Uniti d’America; distribuzione: Netflix
Il grillo parlante è uno scrittore che viene coinvolto dallo spirito del bosco
come tutore del burattino in cambio di un desiderio, in una storia che porta
Pinocchio a diventare un freak alla maniera autoriale di Del Toro: un “diverso”
sfruttato per diventare una sorta di arma bellica immortale e fascista ma anche
come un burattino parlante per fare soldi. E si finisce a parlare di temi come
ciò che rende umani, il significato della morte, le tragedie della guerra (che
hanno ucciso Carlo ma fatto molto altro) un po’ come nel Labirinto del Fauno,
facendo capire che Guillermo del Toro è capace di dirigere più storie create da
altri verso un marchio unico e inimitabile.
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7) Un Eroe di Asghar Farhadi

Generi: Drammatico e Crime; paese del regista: Iran, paesi di produzione: Iran e Francia; distribuzione: Festival di Cannes del 2021, Cinema, Amazon Prime Video, Rakuten TV e Chili
Un Eroe è un film fortemente amaro e realistico, che ci mostra un Iran diviso
tra il progresso (espresso nella burocrazia e nella tecnologia) e i problemi
economici, nonché di leggi e mentalità che vige nella nazione. La trama è infatti
la seguente: Rahim Soltani ha contratto un debito che non può onorare con
l’ex-cognato: Braham e per questo motivo è stato messo in prigione. In un
giorno di permesso riesce insieme alla fidanzata a trovare una borsa femminile
che inizialmente vuole spendere per il debito, ma che poi decide di restituire.
Diventa dunque una sorta di celebrità eroica agli occhi del popolo, un “cocco”
di un’associazione che si occupa di donazioni per salvare i condannati dalla
prigione o dalla pena capitale.
Questi contrasti interni alla società Iraniana finiscono però per creare
problemi al protagonista e alla sua famiglia, ma anche all’ex-cognato:
anch’esso molto importante e che viene spesso dipinto come il cattivone avido
di soldi ma che viene esplicitamente scoperto come un personaggio tragico, non
così dissimile da un protagonista grigio e sfaccettato, visti né con
assoluzione retorica, né con cinismo ma con un occhio lucido e imparziale come
nel migliore realismo che spesso ribalta le sensazioni in colpi di scena di
alto livello.
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8) Vortex di
Gaspar Noé

Genere: Dramma Psicologico; paesi del regista: Argentina e Francia; paesi di produzione: Francia, Belgio e Monaco; distribuzione: Festival di Cannes del 2022 e MUBI
Vortex è un film come al solito per Gaspar Noé abbastanza sperimentale. Fa
infatti un uso persistente per quasi tutto il film di inquadrature in
campo-controcampo (cioè due inquadrature opposte o comunque diverse riunite in
un’unica) che vuole mettere in parallelo le vite di questi due vecchi francesi:
uno storico del cinema di origini italiane (interpretato da Dario Argento, che
si dimostra bravo anche a recitare) che soffre di cuore e la moglie: una
psichiatra in pensione che soffre di Alzheimer, alle prese con i propri
problemi quotidiani.
La fotografia ci mostra le vite di questi due e di occasionali comprimari (loro
figlio con il nipote che è tossicodipendente) immersi nei loro problemi e nei
loro impegni, nella loro mancanza di comunicazione. Il parallelismo perenne
evidenzia come i due reagiscono in maniera diversa agli stimoli anche in base a
come vivono e percepiscono lo spazio e gli avvenimenti intorno a sé, in base a
cosa riescano a comprendere di esso e tutti i problemi che ne derivano. Un film
originale e a tratti struggente, che esplora le relazioni familiari e i suoi
problemi con un montaggio tra i più belli (se non il più bello) dell’anno.
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9) Bones And All di Luca Guadagnino
Bones and All è un film che sviscera il tema del cannibalismo in una maniera
originale, dandovi una veste da racconto di formazione. Fin dall’inizio la
storia vuole portarci in un dissidio interiore tra empatia e distacco, poiché
questi due ragazzi cannibali protagonisti non sono semplicemente “mostruosi” e
animaleschi ma sono anche persone premurose e in cerca di una vita normale che
non possono avere, un po’ dei portavoce del cannibalismo come malattia
psicologica, alla quale chi ne soffre si comporta in modi diversi in base al
singolo: a volte con auto-indulgenza, in altre con auto-privazione.
Generi: Road Movie, Romantico, Horror, Drammatico; paese del regista: Italia; paesi di produzione: Italia e Stati Uniti d’America; distribuzione: Biennale di Venezia del 2022 e Cinema
Due protagonisti neo-adulti che si incontrano grazie all’utilizzo dell’olfatto
per riconoscere altri cannibali: principale motore della trama, attraverso il
quale due ragazzi di etnia diversa negli Stati Uniti si incontrano e stringono
una relazione, viaggiando in tutta America come emarginati (il cannibalismo
potrebbe essere una metafora dell’emarginazione in generale) in cerca di
un’autorealizzazione in un mondo che non li accetta. Insomma un horror atipico,
che non giustifica né condanna, ma mostra una condizione drammatica e pericolosa
che purtroppo non scompare mai.
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10) Nope di Jordan Peele
Nope è un film che si lega ad un fatto vero: quello di una serie di fotografie
in movimento di Eadweard Muybridge: uno dei primi casi di esperimenti
cinematografici che hanno avviato la settima arte. Una dei protagonisti:
Emerald sostiene ad Hollywood di essere una discendente del fantino di colore
immortalato in quelle foto, insieme al fratello Otis con il quale gestisce un
ranch di cavalli addestrati per comparire nei film. L’occasione del secolo si
presenta quando i due fratelli trovano una sorta di ufo sopra casa loro e
decidono di trovare il modo di farsi aiutare per fotografarlo da vicino, in
modo da verificare definitivamente l’esistenza degli alieni e diventare ricchi.
Generi: Horror Cosmico, Fantascienza; paese del regista: Stati Uniti d’America; paese di produzione: Stati Uniti d’America; distribuzione: Cinema e Chili
C’è dunque un parallelismo tra questi due fratelli che vogliono fotografare la
presenza degli alieni ed entrare nella storia con gli inizi della
cinematografia avviata con una persona di colore, ponendo dunque il discorso
come una sorta di rivalsa e riconoscimento dell’intera minoranza, senza che
però vi siano vittimismo o retorica, pericolo nel quale questo tipo di
intenzioni possono scivolare. Ma viene anche fatta una riflessione
metanarrativa sul potere dei medium fotografico e cinematografico, capaci di
cambiare il destino del mondo e delle persone attraverso modi per organizzare
la realtà spaziale (non a caso vengono scelti degli addestratori: sono coloro
che con le proprie competenze fanno sistemare gli animali come devono per
l’inquadratura).






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