(Serie animate) Recensione: Banana Fish (2018)
L’eros maschile nel mondo della mafia
SENZA SPOILER
È
possibile produrre un anime sui lati più sordidi della mafia, fatto di soli
maschi protagonisti maschi, ma dedicato ad un target femminile anche di età
giovanile?
"Banana
Fish", che trae
il suo titolo dall'omonima razza animale e da una citazione dello scrittore J.D Salinger, è un anime
che parla di Ash Lynx: un teppista New Yorkese
di 17 anni reduce da abusi continui della mafia americana che cerca di
liberarsi degli inseguitori e, al contempo, di rifarsi una vita con i
sottoposti della sua banda e un nuovo legame con Eiji Okumura: un ragazzo
giapponese venuto negli Stati Uniti per un'intervista ad Ash, ma finisce
inevitabilmente in un turbinio di pericoli e persecuzioni della malavita, di
cui vengono esaminati alcuni degli aspetti più turpi e, spesso, emotivamente
pesanti per qualunque tipo di pubblico.
Il concetto di anime shōjo (cioè dedicato a quel tipo di pubblico) viene dunque scomposto nei suoi minimi termini, privandosi dei suoi orpelli ottimisti e dolciastri, delicati, per essere un anime dove la fedeltà allo standard è "solo" nell'importanza dell'amore nella trama e nell' occhiolino erotico dei temi omosessuali con personaggi bellocci, che inevitabilmente sono pappa e ciccia per le ragazze e certi membri della comunità LGBTQ+.
L'ingegnosità
di quest'anime è, però, di non auto-ghettizzarsi con topos troppo ristretti ad
un pubblico specifico, che è un'operazione solitamente auto-sminuente non solo
per gli shōjo, ma anche per gli shōnen.
Come guardare un anime dove l'unico tema è il combattimento (persino anime come
Dragon Ball parlano pure di altro -e un "altro" rilevante-) può
essere noioso e tutt'altro che arricchente, lo stesso vale per una storia dove
esiste solo l'amore.
Nel caso di Banana Fish, non solo vi sono le differenze sopracitate con gli stereotipi, ma si tratta di una storia in cui la relazione d'amore (mai
dichiarata veramente ma facilmente desumibile dal contesto) viene posta in un
contesto di prostituzione minorile e maschile, di manipolazione psicologica,
dove in generale l'eros e l'omosessualità sono la cornice, espresse sul piano
collettivo del conflitto mafioso e sul piano privato dell'amore, che si incrociano in più occasioni.
Tutto è, quindi, una riflessione organica e a tratti tragica su come il sesso e
i legami umani, sia sentiti che utilitaristici, muovano il mondo e l'autorealizzazione
delle persone.
Per gli
spettatori che non fanno parte di quel tipo di pubblico come me, è inevitabile
porre l'accento sul fatto che il target sia solo una nicchia immaginaria
a cui interfacciarsi nella scrittura per riuscire a comunicare e
"vendere" quello che si vuole pubblicare, per fare capire come mai il
sottoscritto abbia voluto vederlo e lo abbia tranquillamente apprezzato come
chiunque altro.
Però un
discorso del genere è importante anche a causa dei pregiudizi che ricorrono
sugli anime con questo tipo di contenuti, ma, più in generale, sul presupposto
superficiale di molti spettatori che ognuno debba guardare e apprezzare solo le
opere d'arte dedicate al proprio target.
La
bellezza di Banana Fish va, però, ben oltre i soliti discorsi di genere, perché
questo respiro ampio viene applicato anche alla qualità dell'intreccio, alla
rappresentazione della storia d'amore, alla caratura dei personaggi, quasi
tutti ben caratterizzati e pieni di sfumature, che vengono trattati quasi tutti
con grande rispetto.
Anche gli esseri più schifosi tra i protagonisti non sono resi pura cattiveria
su cui accanirsi per soddisfare la botta di dopamina dello spettatore con
facili trattamenti vendicativi e che accentuano lo squallore di questi
personaggi in oltranza per farci stare apposto con la coscienza, ma c'è invece
una cura da fine scrutatore dell'animo umano, che solo con certi momenti
bruschi (una morte avvenuta forse un po' troppo presto o certe scelte del
cecchino negli ultimi episodi) perde qualcosa nella fluidità e nella profondità
di introspezione.
Il
personaggio di Ash è, per esempio, basato su tanti contrasti: l'essere
intelligentissimo e l'essere visto come un oggetto che lo porta a sfruttare
quella stessa percezione a suo favore, l'essere diventato maturo troppo in
fretta e avere un lato infantile ancora presente ma da riportare alla luce come
in un iceberg Freudiano, il rapporto ambiguo con il sesso: da un lato c'è una
pace con i propri lati femminili, dall'altro un orgoglio a tratti machista che
cozza con certi stereotipi sul tema.
Avendo avuto una storia di prostituzione e violenze sessuali, un rapporto omosessuale
sano è, dunque, da un lato, un modo di liberarsi in anticipo da possibili
accuse di omofobia per averne mostrato solo lati pessimi, dall'altro è
soprattutto un modo per riconciliare la propria sessualità con il genere che ha
peggiorato la sua vita, alienandolo dal resto della società. In un caso come
quello di Banana Fish, la tematica è dunque narrativamente essenziale e non
fine a sé stessa, in grado di offrire qualcosa in più e differenziarsi da temi
come quelli della prostituzione femminile e del maschilismo in generale, già
inflazionato rispetto ai temi di quest'anime, ma di cui comunque parla pure, in
alcuni rari casi dove si parla della figura della donna (volontariamente
trascurata per riflettere sulla figura dell'uomo, eterosessuale o LGBTQ+ che
sia) in un contesto malavitoso.
Eiji
è, invece, un personaggio che era stato originariamente concepito come una
donna e che ha, infatti, un ruolo che tipicamente viene attribuito alle donne:
quello del "punto debole" dell'uomo, della figura dolce, tranquilla,
indifesa e brava nel prendersi cura della gente, ma è, ironicamente, anche
colui che protegge l'amante in una maniera diversa, meno sanguigna e più
emotiva e che inevitabilmente nel corso della serie imparerà ad affrontare i
propri limiti.
Anche
personaggi come Max, Sin, Golzine, Blanca e
Yut-Lung sono tasselli
fondamentali dell'affresco ed è straordinario come tutti questi personaggi
siano stati valorizzati e mostrino ognuno una prospettiva diversa del tutto.
Max che è l'amico per eccellenza ma anche un uomo normale costretto dalle
avversità a rinunciare alla propria fedeltà, Sin che è un personaggio costretto
a raccogliere l'onere della leadership nonostante i suoi problemi, il rapporto
ambivalente di Golzine con il suo malato bisogno di prevaricazione e un senso
di ammirazione/affetto paterno, l'ambigua umanità di un'assoldata macchina di
morte come Blanca, la figura speculare ad Ash di Yut-Lung dal passato simile ma
con temperamento e valori differenti.
Tra le tante
cose, è interessante anche il valore cosmopolita di Banana Fish, a cui mi
riferivo prima quando parlavo di universalità. Con la scusa delle gang, i
creatori (l'autrice del manga è Akimi Yoshida, nell'anime se ne occupano Hiroko
Utsumi come regista e Hiroshi Seko come sceneggiatore per lo studio MAPPA)
hanno l'opportunità di essere l'affresco di un'America multietnica, con la gang
nera di Harlem, il mafioso corso (Dino Golzine), le gang di Chinatown, i
normali americani bianchi come Ash, infine Eiji e Ibe (quest'ultimo, che gli fa
da accompagnatore è, purtroppo, stato un po' trascurato nonostante la sua
massiccia presenza tra i vari episodi) che sono un po' la trasposizione
patriottica (nel senso buono) dei giapponesi che hanno lavorato con l'anime e
che sono il suo principale target, unica etnia che non ha chissà quali rapporti
politici con gli Stati Uniti e che sono dunque gli unici veri e propri
stranieri della serie, portatori di un confronto tra la società giapponese e la
società americana con i loro diversi modi di esprimere emozioni, di mangiare,
di gestire le armi, insomma tutte informazioni che chi mastica un po' di
geografia culturale conosce già, ma che sicuramente danno quel giusto grado di
riflessione sui pregi e i difetti della società americana se paragonata ad
altre e che permettono, insieme ad altri aspetti, alla produzione di non
rinunciare alla propria identità semplicemente per l'ambientazione.
Tutto questo
dà quel tocco in più e dipinge un affresco impietoso ma tristemente veritiero
sugli Stati Uniti da un lato piena di opportunità, dall'altra come nazione
piena di violenze nascoste, armi vendute come il latte, corruzione tra i piani
alti e bassi delle forze dell'ordine, degli scienziati e dei politici; dunque
una lettura critica che di solito solo uno straniero ha il coraggio e il
desiderio di mostrare.
Se
c'è un respiro cosmopolita che usa gli Stati Uniti come sineddoche di una
qualsiasi società piena di divisioni, d'altra parte tutto questo viene, a
tratti rappresentato con la tipica goffaggine degli anime, dove l'eccellente stile visivo che
accentua l'eleganza estetica dei personaggi, finisce per non saper distinguere
adeguatamente le etnie, venendo meno ad un certo realismo. Se certamente è
sempre stata caratteristica giapponese quella di rappresentare chiunque come un
bianco senza occhi a mandorla, buona parte degli anime ha una relativa
uniformità etnica dei personaggi che ti fa abituare allo status quo senza
fartici badare. Non è, però questo il caso perché ci sono personaggi di etnie
completamente diverse tra di loro, ma con i neri che hanno tratti somatici
molto sottili e sembrano quasi bianchi dipinti, peggio ancora gli asiatici si
confondono spesso con i bianchi, differenziandosi per pochi dettagli spesso
incoerenti e non sempre immediatamente percettibili.
Purtroppo,
l'anime in maniera (involontariamente o meno) furba trascura gli afroamericani
che nella vita reale sono ben più impattanti rispetto ai cinesi o i giapponesi
nella società americana, probabilmente per mancanza di affinità culturale e
iconica e insieme a tutti questi altri aspetti crea anche un piccolo manifesto
di come i giapponesi probabilmente vedono la nazione più ammirata e criticata
del mondo.
Questo
pressapochismo in molti dettagli si vede anche nella reiterazione di certi
stratagemmi narrativi e tira-molla continui dell' intreccio che tolgono
talvolta il brivido dell'imprevedibilità, sebbene per fortuna non abbastanza da
ledere la fluidità del ritmo e la qualità di certi colpi di scena.
In
conclusione, Banana Fish è un gioiello dell'animazione anche se con dei difetti
evidenti, ma che sono sicuramente sovrastati dai pregi di un anime che è in
grado di toccare il cuore con il suo pathos romantico e le sue vicende umane e
che rilegge e aggiorna in maniera adulta molte tradizioni: il dramma
adolescenziale, il racconto d'amore omosessuale tipico dello shōjo, ma anche le
storie di gangster viste dall'interno quotidiano a-la Scorsese e il racconto di formazione a-la
Salinger che l'anime cita in più occasioni come nel termine "Banana
Fish", che, in questo caso è un po' un'allegoria fantasiosa della
prevaricazione e dell' alienazione degli oppressi in generale e che si lega
saldamente a tutte le altre tematiche.






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