(Serie Animate) Recensione: Lady Oscar (1979)
La voce intersezionale della rivoluzione
L'infanzia
di molte madri della generazione x (nate tra 1965 e 80) e non solo, eppure
sembra in molti tratti di guardare un film uscito ieri, ma anche oggi e domani.
Sembra
una banalità da dire anche perché lo stile di disegno, il genere e molte
soluzioni narrative urlano il periodo in cui è stato prodotto.
Ciononostante,
Lady Oscar è un'opera che riguadagna di attualità soprattutto in un periodo
come il nostro in cui stanno spadroneggiando temi femministi, di riflessione
sui ruoli di genere, e i rapporti di classe.
Quando
uscì, l'opera non ebbe (e non ha) purtroppo il successo che noi conosciamo
perché la sua fama è (strano ma vero) in primo luogo italiana e questo è
certamente qualcosa di cui andare fieri.
Questa parabola intorno a Lady Oscar si deve nel bene e nel male all'ambientazione inconsueta, ai temi tabù e all'idea che sia stato confezionato come un anime per ragazzine quando in realtà il target più adeguato sarebbe quello di donne adulte, una scelta comprensibile per i tempi, visto che la cultura nerd era ancora acerba e gli anime qui avevano una reputazione di robetta sempliciotta per bambini.
Ma di cosa parla, dunque, Lady Oscar? Ambientato in Francia in un periodo compreso tra il regno di Luigi XV e la rivoluzione francese, vede protagonista l'omonima Oscar de Jarjayes, nobildonna francese che viene cresciuta dal padre come un uomo con l'obiettivo di proseguire una stirpe di soldati. Vediamo la sua crescita e la sua scalata nei ranghi nell'esercito, ma anche la vita a Versailles e dintorni dal punto di vista della regina, seguendo la biografia "Maria Antonietta - Una vita involontariamente eroica" di Stephan Zweig.
La
narrazione, essendo concepita soprattutto per un target femminile, si focalizza
sulle cosiddette "rose di Versailles", contrapponendo molteplici
modelli positivi e negativi di donne, dalle due protagoniste al trio di
arriviste sociali: Duchessa di Polignac, Jeanne de Valois e Madame du Barry
alle due protagoniste e Rosalie Lamorlière, quest'ultima è probabilmente uno
dei primi casi nel medium ad abbozzare il tema dell'omosessualità, ancora una
volta avanti con i tempi.
Anche
i personaggi maschili non scherzano per qualità: dall'aiutante André Grandier a
Bernard Chatelet e il conte Axel von Fersen, il padre di Oscar e Girodelle, il
pubblico maschile può potenzialmente immedesimarsi in tutti i personaggi,
uomini o donne che siano.
In
quaranta episodi tutti questi personaggi sono descritti in maniera eccellente,
ognuno ha modo di brillare e di incarnare un piccolo spaccato del modo di
vivere della Francia settecentesca e nelle società gerarchiche in generale.
Sebbene
Lady Oscar sia un'opera romanzata, stupisce il grado di accuratezza allo
zeitgeist del tempo soprattutto nelle sue contraddizioni, raccontate con
certosina cura, merito soprattutto dell'apporto della mangaka Riyoko Ikeda, che
ha studiato la materia al punto da voler ambire alla legion d'onore della
repubblica francese che è riuscita a procurarsi grazie all'apporto di Lady
Oscar alla trasmissione della sua storia e la sua cultura nazionale.
Questa rappresentazione didatticamente utile e virtuosa si deve sia ad un fattore iconico che di approccio, che attinge ad una prospettiva tipicamente Marxista (la mangaka nutre infatti simpatie per il partito comunista giapponese), tramite un parallelismo tra rivoluzione francese e rivoluzione proletaria.
Sarebbe
eccessivo, però, parlare di una storia comunista, perché il riferimento
politico a Marx si vede quasi solo in aspetti filosofici come l'idea di
materialismo storico, descrivendo da vicino i problemi psicologici e materiali
delle caste basse e delle caste alte, con crimini e virtù che dipendono molto
dai rapporti economici, da condizioni materiali e geografiche.
Attraverso
questo modo di concepire la storia, Lady Oscar si dimostra quindi una serie
molto imparziale, che ha sì un messaggio politicamente chiaro (la denuncia
dell'individualismo senza scrupoli, delle disparità economiche, dei pregiudizi
di classe, la ricerca di una collaborazione tra caste basse e alte), ma che lo
comunica mostrando un po' tutte le campane e le conseguenze di un mancato
dialogo tra l'elite e il resto della popolazione comune, con tutti i crimini di
guerra che entrambe si trovano a commettere a causa di una condizione in cui
entrambe le caste non si conoscono tra di loro e non sono in condizione di
poter disquisire se non tramite le armi, sempre per un contesto sociale che
limita la lucidità di quasi tutti, ad eccezione di chi si trova a conoscere di
persona le condizioni di ogni ceto, sviluppando una visione d'insieme che è
simile a quella degli storici che oggi studiano la rivoluzione francese.
Da
questo punto di vista, Maria Antonietta è una figura grigia, avulsa sia alle
versioni della propaganda rivoluzionaria che di quella monarchica, perché viene
descritta sostanzialmente come una donna insulsa e carente di lungimiranza, ma
che comunque compie i suoi errori capitali in buona fede, per colpa di un animo
nobile e ingenuo che è stato vittima di un condizionamento continuo, al punto
da non poter conoscere e comprendere i disagi di un popolo che viceversa non
poteva comprendere i disagi della regina, poiché le persone comuni erano a loro
volta lasciate nell’ignoranza da una nobiltà e un clero che li vedeva solo come
strumenti, ma anche per un giro di notizie che noi definiremmo oggi "fake
news", diffuse ad arte dai cortigiani ai danni della regina e che il
popolo faceva proprie.
In
altre parole, Maria Antonietta è stata dipinta come il personaggio tragico che
era, di cui condotta frivola e scialacquatrice è dovuta anche al desiderio di
evadere da una vita di lutti e amori resi impossibili dal suo matrimonio
combinato e dai doveri di regina che aveva sottovalutato quando era una
ragazzina sognatrice. L'immoralità della regina è stata quindi ingigantita da
un destino beffardo e dalle calunnie, al punto da attribuire a lei la maggior
parte dei crimini, benché a prendere le decisioni più gravi fosse soprattutto
il re.
La
regina è dunque portavoce di un altro dei temi principali della serie: quello
dell'amore che è in grado di influenzare in negativo o in positivo la
macro-storia, insieme ai soldi e al prestigio. È l'ossigeno della serie poiché
alla base di tutti i macroeventi sociali, il tema che fa affezionare gli
spettatori alla storia e che ne rappresenta l'anima anche quando il fato
tragico riesce a impedire che venga vissuto.
In
questo quadro, il personaggio di Oscar è una sintesi vivente dei vari temi
sviscerati. La ragazza è nata infatti in una famiglia dove ha potuto stringere
un sodalizio fin da bambina con André, un orfano di ceto più umile. E lei,
conoscendo l'amore come la guerra, patendo in prima persona i pregiudizi
maschilisti o di classe e viaggiando tra Versailles e i bassifondi, si trova a
compiere le scelte più difficili e vivere la storia nella maniera più completa.
Un'icona di donna impegnata, indipendente e sfortunata, per questo simile e
allo stesso tempo opposta all’altro personaggio migliore della serie: Maria
Antonietta.
SPOILER
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Al netto delle riflessioni tematiche, un'altra metà della grandezza di Lady Oscar si deve allo splendore artistico dei disegni e della messa in scena, caratterizzata da due stili diversi: quello del regista Tadao Nagahama (episodi 1-18) e Osamu Dezaki (episodi 19-40) che collimano con l'andamento della storia. Il primo è infatti lirico e sospeso, pieno di colori sgargianti. Il secondo sceglie invece un approccio più sperimentale e cupo, che però raggiunge delle vette di pura poesia languida con l'utilizzo della colonna sonora tra dolcezza, leggiadria e malinconia, ci sono dei momenti che talvolta ho paura di riguardare per quanto sono struggenti ed emotivamente devastanti.
L'episodio
38 in particolare è di una bellezza inaudita, con una delicatezza e un'eleganza
pittorica con cui tutto viene narrato, che fa sembrare Oscar e André per un
momento come impressi insieme nell' infinito, anche se tutto questo sta
rapidamente per finire, c'è riassunta tutta la riflessione della serie sulla
bellezza, l'amore e la dignità contrapposti e simbolicamente vincenti rispetto
alla tragicità del destino.
Dopotutto
questo è uno degli scopi principali dell'arte: imprimere in qualcosa di
infinito la bellezza di alcuni singoli momenti privati che altrimenti non
sarebbero mai trasmessi e portati all’attenzione degli altri.
Oltre
a tutte queste qualità, di questo capolavoro si ricordano soprattutto le scene
di vita "quotidiana" come i balli di corte, poi le musiche struggenti
e i disegni che rielaborano in maniera personale e coerente quelle suggestioni
tipiche dell’arte del periodo: il barocco e il rococò, caratterizzato da una
grazia femminile, una pomposità e un decorativismo tipico dell’artigianato che
ben collimano con un certo lirismo contemplativo, onirico e bidimensionale che
contraddistingue una grande fetta dell’arte giapponese.
Attraverso
le sue scene extra-diegetiche (come gli sfondi astratti e iridescenti nei sogni
ad occhi aperti di Maria Antonietta), le scene acquarellate e i personaggi di
contorno fusi in un’unica massa monocolore in contrapposizione ai protagonisti,
la serie ci dà l’idea di un’ambientazione vera e allo stesso tempo di un suo
appassionato simulacro, come un sogno sospeso tra idilli levigati e incubi
pieni di terribili impeti del realismo più totale e tetro, come la delicatezza
catartica dell’amore che viene continuamente contrapposto alle ingiustizie
della storia.
In
conclusione, Lady Oscar è un’opera d’arte totale e innovativa, uscita troppo
presto per poter avere il massimo del successo mondiale, una sorta di
feuilleton audiovisivo che intreccia storie private e collettive con una forma
che riflette e fortifica i contenuti in una maniera sperimentale e spontanea,
con inquadrature che incarnano il potenziale dell’animazione di farsi pittura
in movimento dove il live-action non può arrivare, è un prodotto capace di
spiegare meglio di tanti professori cosa succedeva in quell’epoca e come si
viveva al suo interno, però astraendo il discorso dalla Francia ai sentimenti
che si vivono in ogni nazione o epoca.






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